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Altissima, purissima e… shallissima! “Fiori di Loto” di Siffa scorre liscia come l’acqua

Il tappeto musicale offerto da DJ STEN richiama fortemente al reggae, ma le strofe di SIFFA si rifanno evidentemente alle tecniche più utilizzate nel rap odierno, quei semi-cantati che richiamano all’R&B assieme a prodezze metriche molto più strettamente legate all’hip hop.
Il reggae però – genere molto apprezzato nella Puglia dei due artisti – torna a farsi sentire nel testo, in un messaggio di positività e spensieratezza che acquista ancora più valore se si pensa che a diffonderlo è un giovane che un incidente ha costretto sulla sedia a rotelle. In una società basata sull’immagine come la nostra, un conto è parlare di tematiche positive dall’alto di soldi e risultati arrivati molto rapidamente, tutt’altra storia è farlo quando si vivono situazioni difficili, che possono riguardare la sfera fisica,  psicologica, o entrambe.
Trovate il video su You Tube, oppure cliccando QUI.
Fiori di Loto
Per fortuna le realtà indipendenti che ancora valorizzano la buona musica esistono, perfino in Italia, nello specifico qui parliamo di JUST MUSIC PROMOTION, la label di questi e di altri artisti che regalano alla Puglia tutta una schiera di rapper decisamente promettenti, su cui puntare per i prossimi anni.

LA STORIA DI SIFFA

“Dirai che il rap non è musica dirò che c’hai ragione tu/ Perchè il rap non è musica, è molto di più” cantava Raige qualche anno fa, sintetizzando in due barre un concetto fondamentale che purtroppo, oggi più che mai, tendiamo ad accantonare, presi come siamo dal rap-game e del lato “agonistico” della faccenda. Spesso ci troviamo a raccontare bei momenti che ci fanno ricordare come il rap sia qualcosa di più di un genere musicale, come ad esempio le storie dei tanti rapper che sono riusciti a superare difficoltà personali – incluse patologie molto serie – grazie alla forza di questa musica, vicende che ci fanno capire come il rap possa, in alcuni casi, “salvare la vita”.

La storia di Siffa va oltre, ha un valore emotivo e sociale ancora più forte, perché più che essere stato salvato, questo giovane artista pugliese classe ’89, nel suo piccolo, il rap lo sta salvando.

Se il rap può essere definito come l’insieme delle persone che, ascoltandolo o facendolo, lo rendono una realtà concreta e tangibile, non è sbagliato affermare che ogni esempio positivo lanciato da chi vive questa musica in maniera attiva (facendola) possa essere considerato una parte di questa salvezza, e la storia di Siffa può sicuramente  rappresentare la salvezza per i tanti che si trovano in situazioni simili alla sua, ma ancor di più per i tantissimi giovani rapper che credono di avere problemi che non hanno.

Sempre più spesso infatti capita di notare tra le nuove leve un atteggiamento ai confini del maniaco depressivo, chi fa rap senza racimolare grandi risultati tende a lamentarsi, di qualunque cosa, dalla mancanza di meritocrazia, all’impossibilità di emergere se non si vive in una grande città come Roma, Milano, Torino o Napoli, e talvolta anche chi ha la fortuna di nascere in una di queste metropoli preferisce arrendersi piuttosto che darsi da fare.

Ecco, questa storia dovete leggerla soprattutto voi.

VOLERE E’ POTERE

Siffa viene dalla provincia di Bari, si avvicina all’ Hip Hop nei primi anni del 2000, inizialmente come breaker, successivamente anche come wiriter ed mc, insomma, una figura hip hop a tutto tondo. Nel 2005, in seguito alle conseguenze di un grave incidente è costretto sulla sedia a rotelle. L’attività di writing, e soprattutto quella di breaker, diventano ovviamente proibitive, ma piuttosto che deprimersi, Siffa decide di concentrare le energie nella scrittura.

Il suo primo lavoro autoprodotto è fuori già nel 2007, a soli due anni dall’incidente, si intitola “Fatti in Casa”; nel 2009  esce “Cronache dal sottosuolo”, LP prodotto interamente dal beatmaker barlettano Nick Vng (Nicola Monopoli). Non finisce qui, anzi, è solo l’inizio, perchè nel 2011 Siffa inaugura a Barletta il 1° locale esclusivamente dedicato alla musica black, il MONKEY CLUB, che diventa rapidamente il ritrovo di tutti i b-boys e soundboys della zona.

Fabi Wallace
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Loris Tudisco Ryder

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