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Francesco Guccini: “La canzone d’autore in Italia è in un periodo di stanca, apprezzo il Rap”

Ultimamente si parla tanto del rapporto tra rap italiano e cantautorato. Ci sono rapper che ripudiano in ogni modo la definizione di nuovi cantautori come ci sono rapper che non esitano a definirsi tali.

Di seguito vi proponiamo un passaggio emblematico di un’ interessante intervista rilasciata da Willie Peyote per “La Casa del Rap” (potete leggere l’intervista integrale cliccando qui)

“Passiamo finalmente alla scrittura: mi è sembrato di notare che ci sia stato un tuo avvicinamento al cantautorato, pur continuando a rappare.
Ma perché i rapper non sono cantautori?
Ecco, in realtà era proprio lì che volevo arrivare
Io mi sento un cantautore, anche le parti musicali a volte le compongo io, quindi perché non dovrei essere definito cantautore? A livello di testi, rispetto a quelli che vengono definiti cantautori, nei miei dischi come in quelli di molti altri rapper della mia “corrente” non ho nulla per cui sentirmi in difetto rispetto ai cantautori di oggi, se i cantautori sono Dente, Colapesce, Brunori, be’ Dutch scrive meglio, Ghemon scrive meglio e anche io ritengo di scrivere meglio di loro. Se il cantautore si giudica da come scrive, allora i rapper sono cantautori migliori dei cantautori stessi.”

I Rapper sono cantautori ?

La dicotomia rap-canzone d’autore, potete starne certi, sarà al centro della discussione musicale italiana per anni, forse addirittura decenni, ultimamente si sono espressi a riguardo tanti cantautori quanti rapper e spesso sono stati proprio i primi a dare merito a un genere apparentemente tanto lontano dal loro, ma in realtà non più di tanto, visto che nel rap il “cantante” è per definizione autore di se stesso.

L’ultima lancia spezzata a favore del rap arriva da uno dei massimi esponenti del cantautorato italiano, uno di quelli lì, quelli che facevano della perfezione metrica una delle caratteristiche imprescindibili dei loro testi, quelli che più che un talento vocale avevano un talento autoriale ed interpretativo, quelli che chiudevano tutte, ma proprio tutte le rime, quelli che erano sempre e comunque autori di loro stessi, tanto geniali quanto reali, quelli che avevano il flow..

Quelli come Gaber, Califano, De Andrè.. quelli come Guccini, quelli che, forse, se fossero nati 30 anni dopo  oggi sarebbero in pianta stabile tra i protagonisti di questo portale.

Proprio l’ultimo tra i mostri sacri sopracitati ha spezzato l’ennesima lancia favore del rap italiano durante un’ interessante intervista per il fatto quotidiano che potete leggere cliccando qui.

“Che periodo sta attraversando oggi la canzone d’autore italiana?
È un periodo di stanca. A parte alcune voci storiche come De Gregori, Vecchioni, Capossela o Bersani, la canzone d’autore non presenta molto. Apprezzo il rap, che in alcuni casi rappresenta il tentativo di dire cose importanti con la canzone, ma in maniera diversa.”

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