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Rappa sulla Grime e modifica la voce senza autotune: è Papilla Bronx con “Il Trasformista”

Autotune o voce naturale? Questo è il dilemma.

Già ai tempi di Amleto, tra le numerose trame e i sanguinari complotti della corte reale, si presentava il problema dell’effettistica nel rap: è meglio usarla – anche molto – col rischio di sembrare cyborg venuti dal futuro per uccidere Sarah Connor, oppure è meglio non farlo, anche se magari ci si ritrova con una voce che sembra reduce da una maratona corsa a Pechino?

La soluzione potrebbe arrivare da Torino, più precisamente da PAPILLA BRONX.

Stiamo parlando di un emergente che evidentemente nella sua musica, e in particolare nel suo nuovo video, “Il Trasformista“, si è posto questo come altri problemi, ad esempio è evidente che si sia chiesto come risultare originale in una scena rap italiana che se avesse all’incirca il nome di un attore si chiamerebbe George Cloni.

Un problema alla volta.

Un po’ come Caparezza, Bronx è riuscito a conferire un timbro unico al suo flow semplicemente arrivando, senza l’ausilio di mezzi elettronici, a variare la sua voce, differenziandosi comunque dal noto rapper pugliese grazie a un’attitudine un po’ più seria in quest’accentazione della voce, che nel caso di Capa risulta più simile a un falsetto, ideale per un personaggio ironico e particolare come lui, mentre qui si nota l’artificio di una voce non naturale ma che suona comunque meno “comica” all’orecchio, quanto piuttosto dall’effetto più straniante, come se questa voce arrivasse dallo spazio, o dal Trentino Alto-Adige ma senza urlare “MARLENEEE!”.

E l’originalità?

Un po’ come Rasty Kilo e Stabber, al posto di lanciarsi sulla moda della trap ad occhi chiusi, il rapper ha preferito optare per il suono Grime, che, nel suo essere cupo e derivato dalla drum’n’bass può trovare una vena hardcore, ma senza comunque perdere un suono elettronico che lo caratterizza come moderno. E anche qui ci sono elementi che lo differenziano dai colleghi: innanzitutto il flow si differenzia grazie alla già citata voce modificata, e poi il mood generale suona più “dark”, quasi più gotico, rispetto alla Grime più cattiva, da battaglia, di Kilo e Stabber.

In ultimo, a livello di video – realizzato da Mathieu Barrera per S.e.a. Studio – Bronx ha già precisato di aver preso spunto, a mo’ di tributo, dai Queen’s Speech di Lady Leshurr, anche qui reinterpretati in una chiave più underground: rimane infatti la caratteristica camminata verso la telecamera con il rapper che si trasforma in mago e fa apparire immagini e riferimenti attraverso i gesti e le parole, ma il bianco e nero e l’ambientazione offrono un’atmosfera più street rispetto al mood molto più mainstream, sfavillante e provocatorio di Leshurr.

Quindi, se le scuse che solitamente accantonate per non ascoltare gli emergenti sono un qualcosa del tipo:

“Eh ma sono tutti copie”

“Eh ma l’autotune”

“Paolo Fox mi ha detto di non farlo”

A questo giro non avete scuse, perché Papilla Bronx spacca, non usa autotune, è originale, e abbiamo personalmente corrotto Paolo Fox per dirvi di ascoltarlo, quindi iniziate da subito a supportare, in attesa del “TransforMixtape“, che è in arrivo!

 

 

 

 

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