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La vera storia di “Hit ‘Em Up”

Secondo molti, “Hit ‘Em Up” rappresenta il più efficace esempio di “diss track” mai scritto nella storia della musica rap. Al di là di tutte le possibili considerazioni stilistiche, questa canzone ricopre un’importanza cruciale nella vicenda riguardante l’ardente astio provato da Tupac Shakur nei confronti di The Notorious B.I.G.;

allargando ulteriormente il discorso, si potrebbe anche supporre che “Hit ‘Em Up” sia il perno intorno al quale la faida tra East e West Coast ha orbitato nel corso degli anni ’90, ma è giusto sottolineare – a proposito di quest’ultimo punto – che troppi distratti osservatori hanno trovato nel testo un significato assolutamente decontestualizzato e fuorviante.

Gli antefatti, innanzitutto: liberato in anticipo dal Clinton Correctional Facility di NY (grazie alla cauzione che, erroneamente, molti pensano sia stata pagata da Suge Knight*), Tupac era volato a Los Angeles, mettendosi subito al lavoro per assolvere i suoi obblighi contrattuali stipulati con la Death Row Records (due album d’inediti ed una raccolta). A fine ottobre ’96, il rapper di East Harlem aveva già registrato tutte le tracce vocali per quello che sarebbe diventato “All Eyez on Me”, l’album più popolare della sua limitata discografia ante mortem. Tra le canzoni incise durante tutto il laborioso periodo californiano, “Hit ‘Em Up” fu una delle ultime date in pasto al pubblico (maggio ’96), accompagnata da un video che, ormai, è entrato di diritto nella nervatura della cultura popolare del genere.

 

Il pezzo non sarebbe finito su nessuno dei due dischi rilasciati da Tupac per la Death Row, ma sarebbe stato pubblicato come singolo, incluso come b-side di “How Do U Want It”, nonché nel “Greatest Hits” pubblicato due anni dopo il suo assassinio.

Da un punto di vista narrativo, ci sarebbe davvero poco da scrivere su “Hit ‘Em Up”: per tutta la durata della canzone, Tupac (coadiuvato dai suoi Outlawz) non fa altro che vomitare tutta la sua rabbia nei confronti di Biggie e della Bad Boy Records di Puff Daddy, riempiendo le strofe di insulti ed umiliazioni che non hanno probabilmente eguali nel panorama hip-hop degli ultimi venticinque anni; il vero fulcro d’interesse riguarda senz’altro il casus belli che ha portato alla stesura di questa sorta di “dichiarazione di guerra”, e sono proprio le motivazioni che andremo ad analizzare nel dettaglio.

 

Tutto cominciò con l’attentato che Tupac subì ai Quad Recording Studios di Manhattan, il 30 novembre 1994: invitato per una sessione di registrazione, il rapper fu raggiunto nella hall dell’edificio da cinque colpi di pistola, sparati a distanza ravvicinata da due uomini, per aver resistito ad un (apparente) tentativo di rapina**. La sorte beffarda volle che, proprio in quegli studi – ed in quel particolare momento – Biggie Smalls stesse lavorando con i Junior M.A.F.I.A. ad alcuni brani per il loro disco di debutto, “Conspiracy”, che avrebbe visto la luce ad agosto dell’anno seguente.

L’effettiva dinamica dei fatti immediatamente seguenti alla sparatoria è ancora dibattuta e, per questo, confusionaria: Biggie e Puffy hanno raccontato di essere stati avvertiti da Lil’ Cease dell’accaduto e di essersi precipitati ad aiutare Tupac, mentre quest’ultimo ha sempre sostenuto che il camp della Bad Boy non abbia fatto nulla per aiutarlo, mostrandosi invece visibilmente deluso che fosse sopravvissuto ai proiettili.

Dal momento della sua scarcerazione in poi, in effetti, Tupac non avrebbe mai perso occasione di lanciare pesanti accuse nei confronti dei più illustri rappresentanti del rap newyorkese di allora, imputandogli di aver desiderato la sua morte per pura gelosia, e persuadendo involontariamente i cronisti che il suo rancore fosse rivolto all’intera costa Est.

Contrariamente a quanto molti ancora pensano, inoltre, la canzone “Who Shot Ya?” non fu scritta da Biggie contro Tupac con l’assurdo proposito di “vantarsi” di aver ferito quasi fatalmente il suo vecchio amico, così come non è assolutamente appropriato annoverare questo screzio tra le innumerevoli faide che affollano la storia della musica rap: tra Biggie e Tupac, infatti, non ci fu mai nessuna “faida”, nel senso letterale del termine.

Alla voce “faida”, il dizionario riporta quanto segue: “lotta tra famiglie e gruppi rivali, alimentata da vendette o ritorsioni”. In nessun momento, tra queste due leggendarie icone musicali e culturali, ci fu uno scambio d’ingiurie alla pari.

The Notorious B.I.G. non scrisse mai una canzone contro Tupac, né citò mai il suo nome con lo scopo di offenderlo o minacciarlo: l’unica volta in cui Biggie ha menzionato Shakur è stata nella traccia “Brooklyn’s Finest” (su “Reasonable Doubt” di Jay-Z) ma l’intenzione era, più che altro, quella di canzonare la moglie Faith Evans per la sua infedeltà (“If Faith had twins, she’d probably have two Pacs… get it? 2 Pacs!”***); la seconda occasione in cui B.I.G. ha fatto (forse) riferimenti al suo rivale è stata nel brano “Long Kiss Goodnight”**** (tratto da “Life After Death”, uscito dopo la morte del rapper, nel marzo ’97), nel quale Biggie lancia dei messaggi subliminali, sempre ben attento, tuttavia, a non pronunciare alcun nome esplicitamente. Tupac non ebbe mai modo di ascoltare quest’ultimo pezzo, comunque, poiché venne ucciso prima della sua pubblicazione.

“Hit ‘Em Up”, dunque, si configura come l’apice di quella collera sulla quale Tupac aveva rimuginato per oltre undici mesi, rinchiuso dietro le sbarre di un carcere di massima sicurezza.

Il motivo della sua detenzione, in realtà, può essere la vera chiave per aiutarci a comprendere le reali ragioni dietro l’attentato ai Quad Recording Studios, schiarendoci anche le idee sul perché, in fondo, le tesi sostenute da Tupac potrebbero essere frutto di un semplice ma enorme malinteso (forse anche consapevole).

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Nel novembre 1993, una giovane afroamericana di Brooklyn, Ayanna Jackson, aveva denunciato Tupac ed alcuni membri del suo entourage per un tentativo di stupro, che sarebbe avvenuto all’interno di una camera d’hotel, al trentottesimo piano del Parker Meridien, a New York. Secondo la testimonianza della presunta vittima, Tupac avrebbe “fatto leva sul suo status di personaggio pubblico” per approfittarsi di lei, mentre il rapper ha sempre respinto ogni tipo di accusa, sostenendo di essersi addormentato durante un massaggio alla schiena e di esser stato svegliato dalle urla simulate della ragazza.

Uno dei membri dell’entourage tirato in ballo dalla Jackson in sede processuale risponde al nome di Jacques Agnant, meglio conosciuto come Haitian Jack.

Haitian Jack e Tupac

Haitian Jack e Tupac

Proveniente dalla minuscola Haiti, Agnant è stato per molto tempo una personalità conosciuta e rispettata da molti dei nomi più in voga del jet-set americano degli anni ‘90, intimoriti dalla sua violenta fama nel mondo della malavita: Wyclef Jean dei Fugees, ad esempio, lo foraggiò di denaro per decenni pur di non aver problemi con lui (erano parenti da parte di padre), mentre Mike Tyson ha più volte ammesso che Jack fosse l’unico uomo di cui aveva davvero paura.

Tupac e Haitian Jack si erano conosciuti in un club di Manhattan. In quel periodo, il rapper era impegnato sul set del film “Above the Rim”, nel quale, ironia della sorte, il suo ruolo era quello di un malavitoso. Vantando anche un legame con Biggie e la Bad Boy, l’haitiano non aveva mancato di consigliare al suo nuovo amico di accettare un’eventuale proposta contrattuale proveniente da Puffy, con il quale Tupac aveva ancora un rapporto di reciproca stima.

Arrestato insieme a Shakur nell’ambito del supposto stupro del ’93, l’amicizia tra i due uomini si ruppe improvvisamente: nei dibattimenti preliminari, fu stabilito dal giudice che per Agnant fosse istituito un processo diverso rispetto a quello in cui era coinvolto Tupac*****, e quest’ultimo si ritrovò a credere che il suo ormai ex compare avesse scelto di infamarlo presso le autorità per ottenere sconti di pena e privilegi.

Fu allora che Tupac, ormai totalmente assorbito da quella “thug life” (“vita da criminale”) alla quale inneggiava di continuo nei suoi dischi, iniziò a far circolare per le strade la voce che Haitian Jack fosse soltanto un volgare “snitch” (“spia”, “informatore”), pronto a tradire i suoi amici pur di non mettersi nei guai con la legge.

Nonostante nessuna verità processuale sia mai emersa in merito all’attentato del ’94, molti indizi sembrano portare alla conclusione che Haitian Jack sia l’uomo che premette il grilletto, bramoso di vendetta per quanto Tupac stava proferendo sul suo conto.

Tupac, dal canto suo, non ha mai affermato che fosse stato Biggie o Puff Daddy a sparargli; in realtà, l’artista ha mantenuto fede alla tesi che la Bad Boy fosse “moralmente colpevole” per quanto accaduto quella drammatica notte di novembre, non avendolo avvisato di un piano criminale di cui era a conoscenza, quasi certamente orchestrato da James “Jimmy Henchman” Rosemond******.

Alcune persone vicine a Tupac, negli anni successivi alla sua morte, hanno addirittura ammesso che, ad un certo punto, ‘Pac si sarebbe reso conto che Biggie non aveva avuto nessun ruolo effettivo nel suo attentato, ma avrebbe continuato imperterrito nelle sue invettive per non minare la propria reputazione presso il pubblico e la Death Row.

In “Against All Odds”, traccia che chiude l’ultimo album di Shakur (“The Don Killuminati: The 7 Day Theory”), il rapper fa effettivamente riferimento a quanto abbiamo documentato nei paragrafi precedenti, facendo chiaramente il nome di Haitian Jack e James Rosemond, ed additandoli come diretti responsabili del tentato omicidio perpetrato nei suoi confronti. E’ proprio grazie a questa specifica traccia che la brutale enfasi rovesciata in “Hit ‘Em Up” perde gran parte del suo peso, alla luce di una realtà storica che nessuno di noi (nemmeno Tupac, purtroppo) avrà mai modo di conoscere nella sua interezza.

 

Claudio Spagnuolo aka Klaus Bundy

 

*La cauzione da 1.4 milioni di dollari per il rilascio di Tupac venne pagata dall’Atlantic Records (850 mila dollari), e dalla Interscope Records (250 mila), mentre i restanti 300 mila dollari furono erogati allo stato di New York tramite la formula del bail bond. Come garanzia per i soldi forniti dalla Atlantic e dalla Interscope (nonché per le rate del bail bond), la Death Row mise sul piatto la cessione dei diritti d’autore sui dischi di Tupac per l’etichetta.

**Gli assalitori cercarono probabilmente di mascherare le loro reali intenzioni inscenando una rapina andata male poiché, nonostante Tupac fu effettivamente derubato della sua gioielleria, i malviventi non portarono via il pezzo più pregiato che indossava, un Rolex d’oro.

***In “Hit ‘Em Up”, Tupac canta: “You claim to be a player, but I fucked your wife”. Tupac e Faith Evans collaborarono alla canzone “Wonder Why They Call U Bitch” (comparsa poi su “All Eyez on Me”, ma senza la voce della Evans) e tra i due, forse, ci fu anche un breve flirt.

****Nonostante l’esplicita ammissione di Lil’ Cease, Puff Daddy ha sempre negato con forza che Biggie si riferisse a Tupac nel testo.

*****Malgrado le teorie sostenute da Tupac, la verità è che Haitian Jack fu sottoposto ad un processo diverso perché nella camera d’albergo in cui avvenne il fatto furono rinvenute delle armi da fuoco non registrate: oltre all’accusa di tentato stupro, Tupac doveva rispondere anche della detenzione di quelle armi perché la camera d’albergo era stata prenotata a suo nome. Gli avvocati di Agnant riuscirono a slegarlo da questo tipo di accusa, e fu una vera fortuna, poiché essa avrebbe comportato una pena detentiva particolarmente lunga per il loro cliente (Jack era già stato arrestato per reati simili). Dopo la fine del processo, Haitian Jack fu deportato a Haiti, dove risiede ancora oggi.

******Tupac si convinse che James “Jimmy Henchman” Rosemond, boss della Czar Entertainment, avesse permesso a Haitian Jack di eseguire materialmente l’attentato, a fronte della crescente ostilità che stava nascendo tra i due uomini. Fu Rosemond ad invitare Tupac ai Quad Recording Studios, promettendogli quasi 10 mila dollari in contanti per una collaborazione con il rapper Little Shawn (in quel periodo, Tupac aveva un estremo bisogno di soldi, visto che tutti i suoi guadagni stavano andando a riempire le tasche degli avvocati per la difesa nel processo per stupro). Rosemond è attualmente detenuto per omicidio e traffico di droga, e non uscirà mai di prigione.

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Claudio Spagnuolo aka Klaus Bundy

Claudio Spagnuolo aka Klaus Bundy

Classe 1991, vive e lavora a Milano. Esperto di cultura Hip-Hop statunitense, collabora con Mondo Rap dall'ottobre del 2015.